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LA PAURA

FACING FEAR

Un paradosso: avete mai notato come i social, nonostante tutti i loro evidenti limiti, riescano a stimolare alcuni ragionamenti in noi?

Sotto ad alcuni miei post dello scorso inverno, in mezzo al solito elenco di banalità ed emoji, ho ricevuto diversi commenti del tipo: “Questa è vita vera!”. Un’affermazione che, nel profondo, mi ha sempre lasciato un po’ perplesso.

Le immagini sul mio profilo sono frutto del talento del fotografo e dello sciatore che, combinandosi, creano lo scatto. Lo stile catturato in quel momento è il risultato di una somma complessa di fattori difficili da concatenare: l’inquadratura, la luce, l’esposizione (per entrambi), la qualità, la tecnica, la neve. Come sciatori, in quelle occasioni, cerchiamo consapevolmente anche di far trasparire rilassatezza nella difficoltà del gesto. L’intesa e la coordinazione tra chi scatta e chi scia sono fondamentali. Basta che uno di questi elementi venga meno e l’immagine è da buttare.

Può questo puzzle di istanti in bilico rappresentare la vita vera? No, almeno secondo me. Perché in realtà non c’è niente di più lontano dalla mia quotidianità della messa in scena online di una perfetta azione di sci, anche se va detto che, sui social, cerco sempre di restare il più autentico possibile.

Più ci penso, meno senso ha. La mia vita non è un insieme di momenti ben riusciti e immortalati da un fotografo talentuoso. No. Ogni giorno, come tutti, affronto dubbi e paure, come la paura di perdere il lavoro, di non avere abbastanza soldi, di invecchiare, di non essere più amato, di restare solo o che succeda qualcosa a mia figlia…la lista scorre, potenzialmente, all’infinito. Mi incuriosisce come gli umani, i più evoluti degli esseri viventi, si siano inventati tutte queste nevrosi, queste paure, con cui poi tentano di convivere . Gli animali, invece, non hanno di questi problemi. Per calmarmi mi basta osservare i gatti che vivono intorno al maso.

L’uomo moderno, d’altro canto, ha inventato una miriade di attività più o meno pericolose, tra cui lo sci, proprio per dimenticare o almeno convivere con queste nevrosi. Anche io, che nella vita di tutti i giorni sono una persona goffa, insicura, poco adatta alle esigenze del mondo moderno (per pigrizia e, a volte, anche per scelta) per il tempo di una gita con gli sci e qualche bella discesa, quieto la mente. Sciando si entra nella contemplazione, si vive il momento, l’unico che davvero possediamo e che dovremmo esperire fino in fondo. È lì che ci sentiamo finalmente bene e felici, perché lo sci ha questo potere straordinario di esorcizzare la paura facendocela vivere.

E il rituale per l’esorcismo è sempre lo stesso: step-in, uno sguardo complice ai miei attacchi e uno attento in giù, verso il vuoto del pendio ripido. Sbatto un paio di volte gli sci sulla neve e sono pronto ad affrontare la bellezza mortale di quella discesa, a lanciarmi nell’altro mondo. Il mondo da cui si ritorna meravigliati, carichi di adrenalina, di felicità e gioia di vivere. Finalmente.

Anche se credo che l’unica vera paura che valga la pena affrontare sia quella di morire - perché è l’unica reale - sciare su pendii dove una caduta può essere fatale non ha come obiettivo rischiare la vita ma mettersi in una condizione che richieda ogni singola facoltà, tutta la nostra concentrazione, per uscire dall’ordinario e danzare col proprio livello di straordinario.

 

È pazzesco, se ci pensate, che serva tutto questo per sentirsi in pace con le proprie paure, visto che poi arriverà comunque il momento di scendere a valle, e tornare alla realtà. Brutale. Vi auguro di trovare il vostro cammino, di vivere dimenticando le false paure e affrontando la realtà, ricordandovi dove sta la vita vera e dove la rappresentazione di un singolo momento.

 

✒️ Bruno Compagnet

📸 Layla Kerley


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